Mercy, mercy, mercy

Che poi uno dice…ma che te ne fai degli amici?

Dopo anni passati a perdere le mezz’ore intere in salutini, chiacchierine, bacettini e commiatini ad ogni happening sociale, dalla spesa al discount il mercoledi pomeriggio fino al vernissage, un po’ di scrematura dovresti averla fatta, no?

Si, l’hai fatta. Perchè i conoscenti dopo un po’ non te li ricordi più, mentre gli amici li eleggi, e ti fai accompagnare da loro a lungo, per sempre se possibile.

Quelli che poi rimangono sempre al tuo fianco sono quelli che sanno applicare la pietà.

Non nel senso di commiserazione, ma nel senso di non infierire.

L’amica/amico al quale confessi che hai fatto/stai per fare/farai una cazzata grossa come la muraglia cinese, ha tutto il diritto di trattarti come un simpatico agnello in tempi di pasqua.

Ti lascia cuocere nel tuo brodo, ogni tanto butta un’occhio per controllare che non ti bruci, ma non ti infilza con lo spiedo per controllare come cuoci dentro.

Un po’ perchè sa che la ruota gira, e la prossima volta potrebbe toccare a lui.

Ma soprattutto perchè ha piena coscienza del fatto che il migliore carnefice è la stessa vittima.

Quindi l’amico applica la pietà. Se poi è un amico speciale, riesce anche a trovare nella tua cazzata uno o più risvolti positivi che tu non avevi ancora calcolato.

E quindi, nella fattispecie, il mio cuore e tutta la mia riconoscenza sono per Stefania, che mi perdona sempre, e che si fa sempre perdonare.

L’ospite è come il pesce (leggi:squalo)

Non credevo che a cinquanta anni ci si potesse ancora imbucare ad una cena.

No, giuro che non ci avevo mai pensato.

La scena: casa (mia), cartata (che non c’è stata), spaghetto (rigatone) improvvisato.

In effetti, niente di più che una piccola riunione alcolica tra amici.

Ecco qua, arriva l’imbucato. Con moglie al seguito.

Non pesante, per quello basterebbe isolarsi e canticchiare a mente un motivetto divertente.

Arrogante, magnone, iperattivo, fintamente tuttologo, logorroico.

Trasforma una partita di Trivial Pursuit in un palcoscenico per la sua (presunta) conoscenza e per la sua più che esplicita supponenza .

E già, perchè il pesantone parla, parla, parla, ma non sa nulla.

E come in ogni perfetto matrimonio, nonchè come in ogni seria botta di sfiga atavica, dove tace lui, attacca lei.

Ve la risparmio, anche perchè il mio fegato non reggerebbe il ricordo.

Ma vi riporto anche l’episodio iniziale, quello che mi avrebbe dovuto far capire subito che dovevo cacciarli di casa.

Regalano a me e ai miei ospiti (almeno uno dei quali completamente sconosciuto per loro) un biglietto di natale, che dichiarano essere “gli auguri di natale di due atei belligeranti”.

Su questo biglietto sono riportati una serie di fatti, tra i quali: “nacque il 25 dicembre, fu crocifisso tra due ladroni, tre giorni dopo la morte resuscitò”.

Gisus Craist, pensate voi?? ERRORE: “Horus, incanazione egizia del sole, il cui culto risale a circa 5000 anni fa, ovvero 3000 anni prima della religione cristiana”.  Il grassetto è originale, non l’ho messo io.

Allora io penso…a me della religione poco importa. Ma quanto arrogante è questo modo di fare, e quindi di pensare che tutti apprezzino questo gesto??

Allora, a questa splendida coppia di tronfi arroganti, dedico una frase originariamente rivolta a Catilina, il quale a quanto pare è più o meno il loro idolo…

Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?