La mutanda di Robbie Williams (post inutile, ma sensato)

Oggi i cookies di youtube mi hanno proposto una spolverata neo-vintage con il video di Robbie Williams “Rock DJ”.

Ve lo ricordate? Ve lo racconto io, condito di sociologia femminile da dù soldi (come tutto ciò che viene applicato al femminile!).

C’è il buon Robbie in una pista da pattinaggio piena zeppa di figa.

Non scherzo…la più cessa è una diva che è stata recensita sul national geographic tra le 7 meraviglie del mondo!

Lui fa lo sbruffone, ma non se lo fila nessuno, quindi comincia a spogliarsi.

Idem come sopra, non se lo fila nessuno, sicchè comincia a scuoiarsi fino a rimanere scheletro.

Così acchiappa la DJ topolona della pista di pattinaggio, la quale la vince su tutte.

Risvolto sociologico:

L’ho incontrato due volte Robbie Williams, ed è effettivamente un topolone.

C’ha la panza, come qualsiasi alcolizzato di qualità. E c’ha anche dei tatuaggi orrendi.

Però è un topolone, di certo se ti suona alla porta di casa non è che gliela chiudi in faccia.

Ma già la scelta della mutanda lo eleva di un gradino, e pertanto ho deciso che da stasera ogni uomo degno di tale appellativo dovrebbe avere nel cassetto un paio di mutande con la tigre alla Tigerman, o alla formaggini Tigre.

Ma più che altro è il messaggio del video ad essere chiaro: alle donne devi dare la pelle!

E non credete che sia un refuso eh, birbanti!

Secondo queste fanciulle, il maschio è un pezzo di carne, e si saziano solo quando la arranfano.

Non condivido però ci posso anche stare.

Ovviamente, c’è il risvolto della medaglia:

  1. la donna media non è gnocca come le gnocche a rotelle del video.
  2. L’uomo medio non è generalmente topolo come Robbie Williams.
  3. Fortunatamente, l’uomo medio può, con un ragionevole investimento, ottenere dei tatuaggi mooolto più belli di quelli di Robbie Williams, e per me questo è un bel puntone a favore.
  4. Non ho ancora conosciuto nessun proprietario di tiger mutande.

Ora però vado, che me suonano alla porta! Chi sarà????

Faccio l’amore col trasformatore??

Nella mia temporanea versione di casalinga a tempo pieno abitante di una casa troppo grande per due persone, ho ovviamente diversi compiti da svolgere.

E ieri ho fatto tutto: lava, cucina, raccogli piega stira panni.

Forse però ho svolto alcuni compiti un po’ distrattamente.

Circa 20 minuti fa ho aperto il micro-onde, e c’ho trovato dentro un paio di mutandine.

Non sto scherzando. Fresche di bucato, piegate con cura.

Ho l’immagine di me che raccatto i panni, comincio a girare per le varie stanze per metterli a posto, chiudo lo sportello del micro-onde (che chissà per quale misterioso motivo è sempre aperto).

Però il passaggio dell’inserimento delle mutandine mi è del tutto sconosciuto.

Quindi, se è un modo del mio subconscio per dirmi che devo scaldare la mia vita relazionale, mi dispiace ma non lo voglio cogliere. E sottolineo anche che sono estremamente offesa, e che quindi non mi parlo.

Ora vado. Ho le pillole di fosforo da prendere.

Hello, my name is John

Guardo sconcertata la pubblicità del nuovo serial “Lipstick Jungle”, praticamente il fratello anzi, la sorella (stronza) di “Sex & The City”.

Ecco cosa viene detto in questo spot:

“Sapete perchè noi donne abbiamo smesso di lottare contro gli uomini? Perchè li abbiamo sostituiti.

Noi non cerchiamo Mister Big, noi siamo Mister Big”.

Penso…ma cosa diavolo vi passa per la testa? Ma chi vi ha detto che abbiamo sostituito gli uomini, vorremmo farlo, o vorremmo essere come loro?

Certo, spesso ci fanno dannare, spesso non li capiamo, occasionalmente speriamo che una cometa vagabonda li incenerisca, ma almeno io non potrei assolutamente concepire una vita senza loro e senza questi grattacapi.

Rispetto a Mister Big, invece ricordiamoci che per decine e decine di episodi si comporta come un verme, quindi non è proprio da prendere ad esempio.

Infine, nell’ultima puntata del serial si scopre che lui si chiama John. No, dico J.O.H.N.

Come a dire, ha un nome banalissimo, è un cristiano come a tanti altri, sei TU, Carrie, che c’hai ammorbato per un milione di episodi con Mister Big, e in sostanza lo hai reso Big.

E questo è vero…Mister Big potenzialmente si chiama Mario, Antonio, Luca, Giulio.

Siamo noi donne ad investirli di questa aurea mistica e sconsideratamente mitica! Quindi che c’è da combattere?

Avranno anche quell’armatura così forte e scintillante, ma siamo noi che gliela forniamo!

Urla nel silenzio

Da qualche giorno rimbalzano per tutto il web post e commenti sulla vicenda di Eluana Englaro.

E il termine vicenda è particolarmente preoccupante, visto che in Italia si affianca di solito ad episodi di disumana scempiaggine.

La vicenda di Piazza Fontana, la vicenda di Ustica, la vicenda di Matteotti, la vicenda di…

E’ molto drammatico tutto questo.

E la cosa che mi sbalordisce è che come ne parliamo noi, che già pochi non siamo, altri lo fanno seduti al bar, in fila al supermercato, nelle aule di una scuola.

Ma tutte queste parole dove vanno? Perchè nessuno ci ascolta? E perchè, in questo turbine di parole, quel pover’uomo di Englaro dice (giustamente) di non avere più nulla da dire?

Il nostro stato non solo non ci assiste, non ci tutela, non ci rispetta.

Ma si mette le dita nelle orecchie per non sentirci.  Gesto puerile, come di bambini. Ma non innocente come quello dei bambini.

Non è che voglia fare la scoperta dell’acqua calda, sia ben chiaro. Ma se loro non le sentono, a me queste urla nel silenzio non danno tregua.

Non fa niente se sei mignotta, basta che sei ironica

La mia amica Charo ha una serie di caratteristiche peculiari, tra le quali quella di essere un po’ spagnola, un po’ argentina e un po’ scema. Ed ha anche vagonate di tempo libero.

Mi fa una skype-telefonata chilometrica per consigliarmi qualcosa che suona più o meno così: “querida, vabbè che magari scrivi benino, e magari sei anche divertente, ma sei soprattutto carina, perchè non fai la blog-mantenuta?”.

Avendo intuito la mia perplessità, mi ha mandato una decina di link di blog-mantenute (giapponesi, americane, una belga, una spagnola, una francese, nonchè due italiane) da visionare.

La miscela è questa: metà dei contenuti sono più o meno velatamente ammiccanti, l’altra metà sono boiate mascherate da riflessioni sui massimi sistemi dell’universo, qualche lamentela qua e là sulla recessione economica, un buon repertorio di foto di varie parti del corpo in tenuta adamitica, cellulare e/o contatto IM, e un bel bottone paypal giallo come il sole.

Immancabili i gadget, come la foto tipo gratta e vinci o i video in cui lei ti spiega come stirare una camicia.Superfluo notare che lei è in baby doll, chi non si mette il baby doll per stirare???

Ovviamente quando vai a guardare i commenti c’è sempre qualcuno che la accusa di essere una mantenuta (accusa? ma non è una semplice constatazione di fatti??), ma la lei di turno risponde indifferentemente dicendo che il commentatore è impotente, la commentatrice è frigida, e comunque esiste il libero arbitrio: lei mica ti costringe a cliccare sul bottone paypal.

Ribatto a Charo che tutto questo è francamente desolante, e mi umilia anche un po’ il suo consiglio.

Lei non fa una piega e mi risponde che io sono troppo italiana, che il fil rouge (e mai colore fu più appropriato) che unisce queste bloggers è di essere donne ironiche, che hanno capito come gira il mondo e che in fondo non sono mica squillo, il web è pieno di foto osè aggratis, che fa se le persone le prendono a cuore e lasciano un obolo?

Vabbè, io sarò troppo italiana. E loro sì, saranno anche intelligenti, avendo capito che spesso tira più un pelo di foca che un carro di buoi.

Però io trovo tutto ciò grottesco e insensato. Poi queste sono le stesse che si infuriano ed urlano allo sfruttamento delle donne perchè qualcuno scrive loro “vabbè, ma in finale se te dò 100€ te la fai mette una mano sul culo?” (giuro, l’ho letto nel blog della francese).

Ma ripeto, io sono troppo italiana. In sostanza non fa niente se sei mignotta, basta che sei ironica!

Ma il rifiuto umano, in quale campana va depositato?

Mi viene riportato il “caso” eclatante di una famiglia che si considera radicalmente ecologista.

Poichè vivono in un comune dove la raccolta differenziata non è attiva, loro si fanno carico di trasportare (in auto) la loro immondizia in un altro posto, dove possa essere smaltita o riciclata a dovere.

Fin qui tutto fico, vero?

No, perchè la famiglia di cui sopra a quanto pare viaggia su auto di grandissima cilindrata, che quindi sviluppano un quantitativo allucinante di CO2.

Queste stesse auto a benzina, ovviamente, consumano tantissimo, e non ci dimentichiamo che l’estrazione del petrolio, per quanto necessaria, non è certo un’attività “verde”.

Alla stessa famiglia piace illuminare a giorno il proprio enorme portico, con conseguente dispendio di energia ed inquinamento luminoso.

Delle altre attitudini, fortunatamente, non sono a conoscenza.

E purtroppo non so neanche chi sono, perchè saggiamente me ne sono stati taciuti i nomi.

Altrimenti mi sarebbe proprio piaciuto intavolare un dibattito.

E’ ovvio che questo genere di atteggiamento non solo è dannoso, ma esponenzialmente ipocrita.

E se la vogliamo dire tutta, mi piacerebbe anche capire dove la portano questa immondizia, perchè se la depositano in un altro comune di fatto stanno sfruttando un servizio che non pagano, visto che la TARSU è comunale (ergo doppiamente cretini).

Ma forse mi sono anche un po’ stufata di predicare. Vogliamo però provare a fare questo esercizio?

Ma basta con questo Sex & the city!

Per l’ennesima volta le donne italiane potranno sciropparsi tutta la serie di sex & the city, grazie ai potenti mezzi delle repliche di Sky.

Io non ne posso più! E soprattutto, come dibattuto già con Sid, io sono certa che questo maledetto telefilm alle donne abbia fatto più male che bene.

Inutile menarsela con questa storia dell’emancipazione, delle donne virago, del tuttovoglio-tuttoposso.

Le protagoniste di questo telefilm, al di là delle loro scarpe costose, dei ristoranti chic e delle innumerevoli conquiste, sono quattro povere mentecatte, che per infiniti episodi non fanno altro che cercare un uomo che lavi i piatti quando sono stanche, che dica loro che sono splendide anche quando sono delle cesse cosmiche, che sappia guidarle per telefono quando si sono perse in macchina in un quartiere sconosciuto.

Donne quindi, lievemente isteriche e lievemente disperate, come me e come molte simili a me.

E quindi tutta questa novità, tutta questa emancipazione, dove sta?

Nel fatto che fanno sesso come invasate? Ah vabbè, e quello (potenzialmente) lo possiamo fare anche noi comuni mortali.

Con la differenza che poi, se lui è un minimo interessante, non si conclude tutto in un episodio.

Poi ci sono le lacrime, le attese, le delusioni, la rabbia.

C’è la vita vera, insomma!

E se porti un paio di tacchi come quelli che portano quelle donzelle, la vita è ancora più faticosa!

Fujiko, sei stata tumblerata!

Scopro grazie ad Elena, che saluto e ringrazio ancora, di essere stata tumblerata.

Anzi, bi-tumblerata.

E’ una cosa carina, lo so, e mi dovrebbe anche lusingare. Mi lusinga in effetti, anche se il post in sè per sè è quasi drammatico 😛

E che c’è che non va allora? Mah, niente.

Solo una temporanea e non meglio definita sensazione di perdita di controllo.

Mi piacerà tra un po’, ne sono certa.

When a woman loves some men

Mi confronto con amiche e conoscenti di ogni età e latitudine, e il lamento comune è riferito alle proprie relazioni con gli uomini.

Gli epiteti si sprecano, da “cialtroni sentimentali” a “brutti maiali” passando per “io sono la donna per lui, ma lui ancora non l’ha capito”.

Certo, forse siamo sfigate, o forse non sappiamo proprio scegliere. Certo è che bene non siamo messe.

Eppure, io li amo così tanto gli uomini. Il mio amico Skanf mi chiese tempo fa di scrivere un post sul suo blog, in risposta al suo che si intitolava “un po’ di fango sulle donne”. Io c’ho pensato per giorni, ma poi conclusi che non potevo farlo, perchè non riuscivo a gettare un po’ di fango sugli uomini.

E dire che pochi giorni prima ero stata mollata dopo aver ricevuto in bonus anche un bel paio di corna.

Quindi i presupporti per uno sfogo di rabbia atavico c’erano tutti.

Ma non potevo, perchè a riequilibrare un uomo-lombrico avevo intorno a me una rosa di uomini splendidi, che sono stati forse quelli che maggiormente mi hanno aiutata a superare la botta, con una discreta dignità.

Il mio amico storico Stefan-one, il mitico Aldo, il grandissimo Luca.

E last but not least Stefano, che poi è quello, seppur lontano, che mi ha aiutata più di tutti sopportando interminabili e lacrimose telefonate, tirandomi su quando anche la sua di vita andava maluccio, e vivendo in differita tutti i passi che mi hanno portata dal baratro alla vetta.

Loro quattro sono stati la mia rosa dei venti.

Certo, anche adesso un uomo non ce l’ho, non ho di certo raggiunto il nirvana, e non sono in generale proprio al top della mia forma.

Ma per le donne è difficile.  E continuerà ad essere difficile fino a quando continueranno ad amare gli uomini.

I quali in fondo, sono comici spaventati guerrieri, e come fai a non amarli?

Fate la charity

Tra le parole ormai vetuste va annoverata anche “beneficenza”.

Non perchè nessuno di noi c’ha una lira per sè, figuriamoci per gli altri, ma perchè è stata rimpiazzata dalla più glamour “Charity”.

Pensateci…sta meglio anche dipinta o ricamata su borse e magliette, no? E poi non ha quel sottofondo di pietà e tristezza, che invece è rimpiazzato da un’evocazione di determinazione e politicamente corretto.

Leggo della nuova invenzione della charity: un anello di Bulgari in argento per sostenere la Onlus Save the Children. Obiettivo: raggiungere i 10 milioni di euro entro la fine dell’anno.

Vado a leggere i dettagli: l’anello costa 290 euro (e già un “me co*oni” mi balena in mente), dei quali 50 verranno devoluti alla Onlus.

No aspetta…50 euro???? Ma non è nemmeno 1/5 del prezzo…

Là mi infurio. Già sono contraria all’idea di acquistare un oggetto in beneficenza…se decidi di farla dona e basta, perchè ti devi accaparrare un oggetto in cambio? Ma già lì bisogna essere flessibili ed onesti con sè stessi, perchè io sono la prima ad aver fatto incetta di borse di stoffa di Emergency…meglio quelle che i sacchetti di plastica del supermercato, che vivranno più a lungo di me, no?

La cosa che proprio mi disgusta è questo fatto di fare charity di lusso,  propagandarla come orientata a tutti, e poi devolvere una miseria.

Il signor Bono Vox tempo fa lanciò una linea di t-shirt, caratterizzate da un cerchio rosso, a favore di non-ricordo-più quale causa. Una semplice t-shirt di cotone con un bollo rosso costava la bellezza di 35 euro. E ovviamente, non veniva devoluto l’intero prezzo pagato.

Tieni conto che con 20 euro sostieni il Child Link, se vuoi e se puoi.

Ma poi sto Bono Vox, ma vi pare logico che un cantante diventi una delle massime autorità mondiali in fatto di diritti umanitari, che se ne va in giro a bacchettare politici, autorità religiose, squali dell’economia mondiale???

Che la Lancia, in un momento in cui è chiaro a tutti che il mercato delle autovetture sia in calo, si dia una bella spolverata di impegno&correttezza sostenendo la campagna per la liberazione di Aung San Suu Kyi?

Certo, è pur vero che in Italia per far riaprire un ospedale non servono i magistrati, ma il Gabibbo, e questo direi che è un termine di paragone che dice tutto.

Lo so che il tema è controverso. Che alla fine, la beneficienza uno decide di farla, e quindi varrebbe la regola “da ciascuno secondo le proprie possibilità”.

So anche che io che ho studiato relazioni pubbliche, dovrei conoscere approfonditamente il ritorno di queste partnership, ed apprezzarle. E che a volte, per fare la voce grossa, bisogna dotarsi di un buon megafono.

Però se hai 290 euro da spendere per un anello (brutto, tra l’altro), non sarebbe meglio donarle in toto, e mettersi al dito un bel cerchietto di plastica colorata?