Goodbye Pola, goodbye great expectations

Leggo un articolo sull’addio alla Polaroid. Articolo brutto, retorico, pieno di nomi di celebrità, tipico di una rivista femminile.  L’ultimo blocco si conclude con una frase paternalistica che suona come “ma non vi preoccupate, appassionati della Pola! sul sito www.polaroid.com è possibile scaricare il tool che trasforma ogni vostra foto in una Polaroid!”.

Allora…a parte che questi della Polaroid non si sono inventati niente, perchè il brush con la cornicetta bianca è un blockbuster di photoshop da anni…a parte che sono razzisti perchè il software al momento è solo per Mac…ma poi che cavolo di risposta è???

Io piango per l’originale, e voi mi date il surrogato???

Ma c’è di più…sempre nello stesso articolo, si cita l’ulteriore surrogato made in Polaroid, la PoGo, apparecchio con stampante integrata che non funziona ad inchiosto, ma a cristalli.

Pensi, farà le foto come le vecchie Polaroid…NO! Le foto non hanno bordi bianchi e sono grandi quanto una carta di credito.

Ergo, una roba completamente diversa!

Intendiamoci: a me delle Polaroid in sè per sè non frega un benemerito.

Ma trovo abbastanza idiota il meccanismo di sostituzione dell’oggetto del desiderio originario, con un altro che non gli somiglia nemmeno.

Questo, e scusate il volo pindarico, può valere per qualsiasi cosa allora: surroghi un grande amore con un tiepido rapporto a due (manco di coppia, a due), una bella amicizia con un futile scambio di pettegolezzi, una bistecca con un hamburger.

Queste sono cose diverse. Che purtroppo a volte siamo tentati dal fare nostre, perchè disorientati dal vuoto che ci ha lasciato la scomparsa di ciò che avevamo prima.

E quindi buttiamo alle ortiche le aspettative, perchè tanto arriva sempre il momento in cui realizzarle sembra un’impresa epica, e cominciamo a pensare che forse puntiamo troppo in alto!

Vabbè, la chiudo qua, perchè capisco che non è possibile fare una digressione sulla sociologia delle relazioni partendo da una macchinetta fotografica.

Ma tanto stavo incazzata e con qualcuno me la dovevo prendere, perchè non prendersela con le giornaliste di Marie Claire, che hanno pure un sacco di vestiti più belli dei miei???

Errori di (s)valutazione

Ho un caro amico che è famoso per avere il metro di giudizio più flessibile al mondo.

In sostanza, si fa due conti, vede quanto gli conviene, e poi applica il giudizio.

Giorni fa esordisce con “vorrei presentarti questa mia cariiiissima amica, veramente una persona particolare”.

L’amica cariiissima è di una spocchia incredibile. Di fattezze molto simili a quelle di un travestito di qualità, gesticola vistosamente, non fa altro che sospirare e cambiare posizione per mettere in risalto il davanzale, quando parla di sè stessa assume un tono da proclama reale.

Per tutto il tempo non faccio che temere che si alzi la gonna all’improvviso.

Dopo un lasso di tempo veramente difficile da identificare in termini di minuti, fingo un impegno improvviso e fuggo.

L’amico cerca di trattenermi, me la scampo con un “se faccio presto ritorno qui”.

Il giorno dopo, telefonata di rito.

Lui: certo che sei proprio una cafona, Mara (nome di fantasia) c’è rimasta proprio male.

Io: ma che dici? Mara non s’è neanche accorta che non c’ero più, anche perchè la visuale della mia faccia le era oscurata dalle sue interminabili zinne.

Lui: vabbè, ma che ne dici di lei? Simpatica, no?

Io: guarda, se è simpatica non lo so. A me sembra più una zoccola di quartiere che si atteggia a zoccola di lusso, di quelle che non si fanno pagare ma accettano i regalini.

Lui: ma guarda, da te proprio non me l’aspettavo! Mara è una donna così auto-ironica, che non ha paura di mostrare la propria vitalità.

Io: senti, quella non mostra la vitalità. Mostra il culo, che è ben diverso!

Lui: io la trovo divertente e simpatica.

Io: e bellapète! Ma scusa poi, come l’hai conosciuta?

Lui: mah sai, aveva una rubrica su una rivista onlain (taccio il nome della rivista e della rubrica, ma vi dico solo che Hugh Hefner ne sarebbe stato tanto orgoglioso), mi sono appassionato, poi l’ho incontrata a Roma al party per il 100° numero della rivista poi, sai com’è…da cosa nasce cosa…ci sono anche andato a letto qualche volta. Una furia, sai? Ora era un po’ che non la vedevo, ma è passata di qui per un viaggio di lavoro e ci tenevo a vederla e darle un pensierino che le avevo comprato per natale.

Io: e quale sarebbe sto pensierino?

Lui: mah niente dai, un’agenda, blabla.

(Per la cronaca, dopo un interrogatorio serrato, scopro che “l’agenda” è un organizer di Prada, costato 400 euro).

Io: 400 euro? aaaah, ora capisco perchè quando me l’hai presentata l’hai introdotta come amica “cariiiissima”!

Uff(lickr)

Io non lo volevo l’account su Flickr.

Perchè secondo me su Flickr le foto ce le devono mettere quelli che le fanno.

Io non le faccio, mi limito a guardarle o al massimo a fare le facce stupide se ne sono il soggetto.

Però Picasa fa schifetto, confessiamolo.

Poi come puoi resistere quando su una pagina lampeggia la scritta “FACCIAMOLO!” ????

De sti tempi, meglio approfittare!!

Famo a capisse

L’ho sentita da lontano, che mi arrivava alle spalle come una zanzara impazzita, e man mano ronzava più forte vicino al mio orecchio. Ho cercato di scacciarla, ma alla fine m’è piombata addosso.

Parlo dell’incazzatura.

Eh già, mi sono incazzata selvaggiamente, proprio ora.

Perchè francamente mi sono stufata di questo meccanismo di due pesi e due misure, secondo il quale io devo “capire”, mentre ad altri questo compito viene abbonato.

Mi sento come una mamma divorziata, di quelle che tutti i giorni combattono per imporre ai propri figli delle regole di vita, che vietano di toccare le prese elettriche, che dicono “però alle 21.00 si va a letto”, che mettono cerotti su ginocchia sbucciate.

Poi, come nella migliore delle tradizioni, arriva il papà che il pargolo non vede mai, gli porta un bel giocattolo ed ecco qua, tu sei l’arpia con i piedi per terra, e paparino è un grande eroe romantico, che porta spensieratezza e ventate di novità.

O viceversa eh, per carità, non vorrei essere presa d’assalto dai papà.

Beh, per quanto la mia pazienza e comprensione generalmente tocchino picchi quasi inumani, a sto giro mi prendo il lusso di non capire.

L’incazzatura beh, quella me la devo tenere. Almeno fino a quando non sarà l’altra metà del cielo a capire quello che capisco io.