Perchè io sò io, ma voi pure!

La Fujiko vista da Laurazeta:

e comunque volevo dire a quelli che scrivono i propri pensieri intimi spiattellandoli su facebook, che tanto vale mettere i manifesti, per coerenza. Ma non avete niente di meglio da fare? E, soprattutto, a noi che cazzo ce frega se siete innamorati e/o depressi e/o ispirati?

e da L’Avvocatessa:

Hasta la pasta e lenticchie siempre! (–>Laura_aka_Fujiko)

Inutile dire che c’hanno preso in pieno 😀

Non avete capito?Leggete QUI

E alla fine arriva Chris

Ho comprato l’albero. Di Natale. 

Sì insomma, il Christmas Tree, per gli amici Chris.

Io ho sempre odiato fare l’albero di natale. Mi ricordo che il periodo pre-natalizio era un’angoscia terribile, perchè i miei genitori, ai quali piace molto la scenografia, ma sono ancor più amanti della collaborazione, per incastrarmi nella temeraria azione di “fare l’albero” stabilivano dei momenti a tradimento.

Tipo le 2 di pomeriggio, quando è chiaro che non hai nulla da fare, o le 11 di sera, quando ormai non sei più uscita e che fai, non gliela dai una mano a mamma e papà???

Quindi all’epoca escogitai un piano precisissimo: comprai con sudatissimi risparmi uno strepitoso presepe di quelli napoletani, con la cascata, le luci, la cometa e tutto il repertorio, e decisi che il mio apporto negli addobbi natalizi sarebbe stato quello di scartarlo, spolverarlo e piazzarlo sul mobile ogni anno. 

La cosa fu tra l’altro accolta con sospetto da mio padre, storicamente laico fino al midollo, perchè l’albero va bene, ma il presepe è troooppo caratterizzato religiosamente.

Poi l’ultimo vero albero, e l’unico che abbia mai fatto con piacere, l’ho fatto nel dicembre del 1988, mentre aspettavo che di lì a pochi giorni nascesse mio fratello.

Ma quest’anno si cambia: l’albero si fa.

Perchè è il primo nella mia nuova casa e della mia nuova vita.

Perchè voglio ricordarmi il primo albero di natale fatto con Principe Consorte.

Siamo andati all’IKEA ed ho comprato l’albero e tutto l’ambaradan.

Lo ripianterò e lo curerò fino al momento di addobbarlo.

Poi lo caricherò in modo disumano di pallette, cuoricini e lucine, lo proteggerò da Cicciapootza, e ci metterò i regali sotto.

E secondo me mi piacerà da matti, ricomincerò a fare l’albero e dovrò litigare con mia madre che mi recriminerà i 20 anni trascorsi a limarmi le unghie mentre lei e mio padre addobbavano casa nostra.

Che dire, ho avuto uno dei miei caratteristici ripensamenti.

How to get things done? Cominciando a farle!

Sono rimasta molto colpita da questo post di Sara Maternini sulle varie tecniche per organizzarsi e “fare le cose”.

Vengono citate 3 tecniche di diversi autori: chi suggerisce di fare immediatamente le cose che non prendano più di due minuti, chi di suddividere le task in slot da 25 minuti con pause di 7 minuti e via dicendo…una cosa complicatissima!

Io ho sempre pensato che le to-do list siano il MALE.

E nel corso degli anni, vista anche l’implementazione di vari strumenti online ed offline creati per questo scopo, mi sembra che siano diventate un cardine mentale dal quale separarsi diventa impossibile.

Lo sa bene il caro amico Stefigno, che ho più volte preso in giro (vabbè, siamo onesti: cojonato) per la sua mania di ordinare le azioni da compiere, prima di compierle.

Io seguo una tecnica molto più semplice: ci sono delle cose da fare? LE FACCIO!

Sul lavoro come in casa. Quelle più urgenti prima, quelle che possono essere ritardate dopo, ma mai troppo dopo.

Perchè guardate che utilizzare una fetta del proprio tempo per programmare il tempo nel quale fare qualcosa, è di principio una perdita di tempo.

Frase ridondante vero? Ecco, è proprio l’effetto che volevo ottenere.

E’ ovvio che gli appuntamenti vadano segnati se  sono tanti o se non si ha buona memoria, come è ovvio che per lo stesso motivo sarebbe utile fare la lista della spesa, ma ormai quello di scrivere, a volte maniacalmente, tutto è diventato una coperta di Linus, forse anche della nostra pigrizia.

Meno tastiera, meno tools, più carta e penna, ma soprattutto, più azione 😀

C’è poi il caso di chi, senza una lista ordinata che lo riporti come task, non tirerebbe neanche lo sciacquone del water.

Per quelli una soluzione c’è: lasciare che la natura faccia il suo corso; quando si troveranno mucchi di pratiche da sbrigare, mucchi di panni da lavare, mucchi di immondizia da buttare, o traslocano e cambiano lavoro, o si danno una mossa.

Nuovo ristorante all you can eat

Ha aperto da pochi giorni su Via Ostiense al numero 180 lo ZEN GARDEN 2.

Un ristorante che offre cucina cinese, giapponese e thai con la formula “all you can eat”: il menù a pranzo costa 10 euro, 16 euro quello della cena, bevande escluse.

Come funziona? A buffet: spaghetti, pollo, sushi, dolci, frutta, più pesce grigliato espresso di ogni tipo…voi scegliete, loro friggono.

Non ci sono limiti al numero di “giri” che potete fare, ma una cosa (pregevole secondo me) va detta: gli sprechi di cibo vengono “puniti”, nel senso che i ristoratori si riservano il diritto di addebitarvi in conto ciò che avete lasciato senza neanche dargli un morsetto.

Ieri ci sono andata per la prima volta, ma avevo già deciso per il take away (si, c’è anche quello): i vari tipi di ravioli che ho mangiato erano buonissimi, stessa cosa per il riso con i gamberi e i noodle con verdure e gamberi (che sono nel menù cinese, ma la pasta in realtà sono tagliatelle tipo thai).

Il pollo al limone è avanzato, lo mangerò stasera e vi farò sapere.

La proprietaria, gentilissima, ci ha offerto da bere mentre aspettavamo e ci ha regalato un lattinone di Sapporo, che adoro!

Per chi abita nelle immediate vicinanze, a quanto pare c’è anche possibilità di consegna a domicilio, che comunque sarà meglio organizzata in futuro.

Il locale è molto grande, quindi adattissimo anche per cene con molte persone, ma la cosa in assoluto più bella però è la terrazza sul Tevere, con una vista incantevole ed un bel freschetto che d’estate è fondamentale!

Ecco qui i recapiti per prenotare: 06-5741174

Detersivi e contraccezione

Da due giorni, ovvero dal giorno dopo aver pulito tutta casa financo nei pertugi più remoti, sento una puzza.
Una puzza indefinita, e che tra l’altro a quanto pare sento solo io.
Ma la cosa mi sta ossessionando, perlustro la casa annusandone ogni palmo e lamentandomi come una gestante che sente odore di caffè a cinque chilometri di distanza.
Ma oggi è il giorno della svolta: o ripulisco di nuovo tutta casa, o mi compro un test di gravidanza!

Dio c’è: mi è apparso in una scatola salvaspazio

In 28 anni di vita ho affrontato un numero di traslochi sconvolgente.

Inutile dire che ormai sono in grado di rimettere in piedi una casa completa (tende incluse, chiavi in mano) nel giro di una settimana al massimo.

Ma il problema più grosso sta di certo nella gestione del nemico numero uno delle donne: I PANNI!

I Panni sono infidi. Prima si camuffano da VESTITI, e fanno l’occhiolino alle ragazze dalle vetrine dei negozi.

Dopo che li hai comprati, portati a casa ed indossati per la prima volta diventano PANNI. Panni da lavare, stendere, stirare, piegare, sistemare.

Ora, i Panni hanno un ciclo vitale simile a quello dei Gremlins: si riproducono in maniera vorticosa.

Quindi loro aumentano; gli armadi e i cassetti, a meno che casa vostra non copra una superficie pari a quella del Pentagono, NO.

Allora cominci a meditare, giri per casa alla ricerca di anfratti sconosciuti e funzionali, misuri tutte le pareti per progettare nicchie, batti il pavimento con un bastone alla ricerca di botole segrete che possano accogliere l’ultimo maglioncino “taaaaanto carino” che ti ha sedotto.

Poi, come in ogni progetto di genocidio che si rispetti, individui la stirpe da confinare: LA BIANCHERIA DI CASA!

Oh! Ingrombranti lenzuola. Oh! Superflui accappatoi. Oh! Volgari strofinacci.Come vi permettete di alloggiare in cassetti ed armadi???

E passi notti insonni a cercare soluzioni, finchè il Supremo non ti appare lì, in quello che lui ha eletto a nuova dimora del suo tempio: i NEGOZI DEI CINESI.

Lì il Padre ti guida, e condivide con te l’illuminazione celeste, la soluzione a tutti i mali, la SANTISSIMA TRINITA’

  1. La scatola salvaspazio con le rotelle che va sotto il letto.
  2. I sacchetti portabiancheria dai quali aspiri l’aria e riducono del 70% l’ingombo.
  3. I divisori da cassetto che dimezzano miracolosamente l’ingombo di mutande e calzini.

Ora Figliuoli, ma soprattutto Figliuole, ora che ho condiviso con voi questo Sacro Mistero della Fede, andate per il mondo e diffondete il Verbo!