30 rock

E quindi ieri ho compiuto 30 anni.

Il tutto è avvenuto nonostante io disapprovassi alquanto, e abbia organizzato manifestazioni, petizioni, orazioni e novene.

Ormai il gioco è fatto, e io sto.

Sono certa che da oggi in poi guarderò la vita sotto una luce diversa.

E sarà sicuramente a causa della cataratta.

Ho visto “Cattivissimo me” (e sono un po’ più cattiva anche io)

Lunedi scorso grazie al gentile invito di Universal Pictures Italia e con lo zampino delle mitiche ragazze GGD Roma sono andata a vedere l’anteprima di “Cattivissimo me”.

Il succo del discorso ve lo dico subito: il film è veramente carino, e vale la pena di vederlo.

Io mi sono totalmente innamorata dei pupazzetti aiutanti di Gru, e con altrettanta velocità ho odiato l’antagonista di Gru, il nerdissimo Vector, che sembra il figlio in 3D di Bill Gates.

Non capisco molto la scelta di far doppiare Gru da Max Giusti, visto che la voce era completamente inadeguata, ma di questo ha parlato più approfonditamente e meglio di me il caro sor Smeerch.

Vorrei ora soffermarmi un attimo sull’organizzazione della serata.

Era un’anteprima, ok. Ma era veramente necessario requisire cellulari, ipod e qualunque cosa avesse una batteria, passare sotto il metal detector, svuotare la borsa e le tasche dagli oggetti metallici ed essere guardati come un gruppo di terroristi in vacanza dai tipi della security?

Innanzitutto perchè se devo svuotare la borsa con cui sono stata in giro tutto il giorno (e che ovviamente contiene chiavi, penne, pinzette, orecchini e via dicendo) ho bisogno di un posto dove appoggiarla, e questo posto era un micro tavolino grande come un notebook da 17’’.

In secondo luogo perchè ho fatto vedere gli oggetti metallici come richiesto, ma il netbook che uso al lavoro è rimasto tranquillo nella sua custodia in borsa. Aho, quello mica è metallico, è tutta plastica!

Infine, il motivo definitivo dell’evitare tutto questo scombussolamento è: ma lo sanno questi signori che riprendere un film girato in 3D è completamente inutile???

Festa dei Teatri a Roma, 50 teatri a due euro

Sabato 3 e domenica 4 ottobre si svolgerà a roma la Festa dei Teatri, un’iniziativa grazie alla quale è possibile assistere agli spettacoli organizzati in oltre 50 teatri della capitale, pagando un biglietto massimo di 2 euro.

Dalla mattina alle 10.00 fino alla sera inoltrata, ci saranno visite guidate, laboratori, mostre, aperitivi ed incontri di ogni genere.

E soprattutto loro, gli spettacoli.

Cartellone ricchissimo, che parte dallo spettacolo di marionette iraniane,  ed arriva al concerto in memoria di Anna Politkovskaja.

Grandi classici come il Cyrano de Bergerac e spettacoli dissacranti come Romeo e Giulietta peccavano…eccome!

La possibilità di vedere low cost la grande Franca Valeri o Paola Gassman.

E sono numerosissime anche le attività per i bambini.

Qui trovate il programma completo, e ricordatevi soprattutto che il numero di posti è limitato, quindi affrettatevi a prenotare.

Cecio Design(er)

Recentemente alcune signore si sono trovate a dibattere sul cecio.

Dicesi “cecio” anello con brillocco che fa sospirare tanto la donna (che lo desidera) quanto l’uomo (che stacca l’assegno per comprarlo).

Certo che comprare un cecio non è facile. Farselo comprare, poi, spesso diventa un’impresa olimpica.

Una delle scuse più utilizzate è sempre il terrore di sbagliare il modello, il colore, il carato.

Ecco come facilitare le cose: ho appena letto che su questo sito è possibile disegnarsi il proprio cecio ideale, scegliendo la pietra, il castone e la montatura.

SORPRESA: il sito non funziona!

Ho come l’impressione che sia stato hackerato da un gruppo di aspiranti cecio-compratori!!

Lost in trasferta

Nel posto dove sono, il cellulare prende a malapena.

Non che abbia ricevuto questo grosso numero di telefonate e messaggi, anzi, direi che le mie comunicazioni GSM con il mondo si attestano a: sms in numero 3, telefonate in numero 2.

La penna per la connessione, invece, va come una scheggia.

Mi sono persa oggi al ritorno dal pranzo. Assurdo, perchè questo posto lo conosco bene, ma ero distratta, canticchiavo e pensavo, e mi sono trovata da tutt’altra parte.

Quando me ne sono accorta, ho deciso di proseguire la strada, e sono arrivata alla città più vicina, dove c’è una libreria che amo molto.

Ho comprato un libro di Graham Greene, che come “scrittore di viaggi” è uno dei miei autori preferiti.

Certo, il fatto di farmi accompagnare in una giornata un po’ confusa dal libro di un autore che soffriva di un disturbo bipolare, può essere una scelta azzardata!

Ma tanto domani torno.

Lavoro per far lavorare

Lavoro in un’agenzia per il lavoro.

Sembra un gioco di parole, ma per me è una filosofia di vita, un’etica.

Al primo colloquio, quando mi posero la fatidica domanda “perchè le interessa questo settore?” risposi che amavo l’idea di lavorare per far lavorare gli altri.

E fortunatamente, lavoro in una società, e ancora più capillarmente in un ufficio, dove hanno sempre regnato le regole della correttezza.

Tra colleghi, con i clienti, con i lavoratori.

Vado a comprare le sigarette, e mi imbatto in una manifestazione di operai di un’azienda che sta per chiudere. Non è la prima nè l’ultima, in provincia.

Il lavoro non c’è, e io lo vedo ogni giorno anche dall’altra parte della scrivania. Anche il mio tra breve si concluderà, tra i rimpianti di tutti, perchè la crisi ci costringe ad adeguarci.

Il mio migliore amico è senza lavoro.

Le mie colleghe (o ex colleghe) sono senza lavoro.

I miei operai sono senza lavoro.

Gli operai che manifestano oggi sono senza lavoro.

Io, tra poco, sono senza lavoro.

Non so se ce la possiamo prendere con qualcuno, o con qualcosa.

So per certo che la situazione è molto triste.

E che prima che arrivi qualcuno in ufficio, farò bene ad asciugarmi le lacrime.

La scommessa

Ci vuole. L’ultimo post dell’anno ci vuole sempre.

Anche se viene scritto in un blog che ha una settimana di vita. E anche se c’è una cena che mi aspetta.

Ci vuole soprattutto perchè serve a me. Per rileggerlo l’anno prossimo, e fare due conti.

Ed è così con le mie amiche, ci siamo ritrovate come mille altre volte allo stesso tavolo, con le bottiglie dell’aperitivo (cominciato alle 16.30, ebbene sì), le mille sigarette, le patate a cuocere nel forno.

Una lacrima da ognuna, anche quella ci vuole, sì.

E una scommessa, che ognuna di noi ha fatto per ognuna delle altre due.

Sei scommesse sul tavolo. Il banco, ovviamente, vince.

Mercy, mercy, mercy

Che poi uno dice…ma che te ne fai degli amici?

Dopo anni passati a perdere le mezz’ore intere in salutini, chiacchierine, bacettini e commiatini ad ogni happening sociale, dalla spesa al discount il mercoledi pomeriggio fino al vernissage, un po’ di scrematura dovresti averla fatta, no?

Si, l’hai fatta. Perchè i conoscenti dopo un po’ non te li ricordi più, mentre gli amici li eleggi, e ti fai accompagnare da loro a lungo, per sempre se possibile.

Quelli che poi rimangono sempre al tuo fianco sono quelli che sanno applicare la pietà.

Non nel senso di commiserazione, ma nel senso di non infierire.

L’amica/amico al quale confessi che hai fatto/stai per fare/farai una cazzata grossa come la muraglia cinese, ha tutto il diritto di trattarti come un simpatico agnello in tempi di pasqua.

Ti lascia cuocere nel tuo brodo, ogni tanto butta un’occhio per controllare che non ti bruci, ma non ti infilza con lo spiedo per controllare come cuoci dentro.

Un po’ perchè sa che la ruota gira, e la prossima volta potrebbe toccare a lui.

Ma soprattutto perchè ha piena coscienza del fatto che il migliore carnefice è la stessa vittima.

Quindi l’amico applica la pietà. Se poi è un amico speciale, riesce anche a trovare nella tua cazzata uno o più risvolti positivi che tu non avevi ancora calcolato.

E quindi, nella fattispecie, il mio cuore e tutta la mia riconoscenza sono per Stefania, che mi perdona sempre, e che si fa sempre perdonare.

L’ospite è come il pesce (leggi:squalo)

Non credevo che a cinquanta anni ci si potesse ancora imbucare ad una cena.

No, giuro che non ci avevo mai pensato.

La scena: casa (mia), cartata (che non c’è stata), spaghetto (rigatone) improvvisato.

In effetti, niente di più che una piccola riunione alcolica tra amici.

Ecco qua, arriva l’imbucato. Con moglie al seguito.

Non pesante, per quello basterebbe isolarsi e canticchiare a mente un motivetto divertente.

Arrogante, magnone, iperattivo, fintamente tuttologo, logorroico.

Trasforma una partita di Trivial Pursuit in un palcoscenico per la sua (presunta) conoscenza e per la sua più che esplicita supponenza .

E già, perchè il pesantone parla, parla, parla, ma non sa nulla.

E come in ogni perfetto matrimonio, nonchè come in ogni seria botta di sfiga atavica, dove tace lui, attacca lei.

Ve la risparmio, anche perchè il mio fegato non reggerebbe il ricordo.

Ma vi riporto anche l’episodio iniziale, quello che mi avrebbe dovuto far capire subito che dovevo cacciarli di casa.

Regalano a me e ai miei ospiti (almeno uno dei quali completamente sconosciuto per loro) un biglietto di natale, che dichiarano essere “gli auguri di natale di due atei belligeranti”.

Su questo biglietto sono riportati una serie di fatti, tra i quali: “nacque il 25 dicembre, fu crocifisso tra due ladroni, tre giorni dopo la morte resuscitò”.

Gisus Craist, pensate voi?? ERRORE: “Horus, incanazione egizia del sole, il cui culto risale a circa 5000 anni fa, ovvero 3000 anni prima della religione cristiana”.  Il grassetto è originale, non l’ho messo io.

Allora io penso…a me della religione poco importa. Ma quanto arrogante è questo modo di fare, e quindi di pensare che tutti apprezzino questo gesto??

Allora, a questa splendida coppia di tronfi arroganti, dedico una frase originariamente rivolta a Catilina, il quale a quanto pare è più o meno il loro idolo…

Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?