30 giorni senza shopping – Day 84 e recap

A luglio mi sono presa l’impegno di passare 30 giorni senza shopping superfluo. I 30 giorni sono passati, ne sono passati 60, ne sono passati quasi 90 e tutto va bene.

E’ incredibile la quantità di soldi che si possono risparmiare tagliando quelle microspese inutili che la noia ci porta a fare. Soldi che possono trasformarsi in cose stupende [hello foulard di Hermès!].

Smettere di comprare cose superflue è come smettere di fumare, o per lo meno come è stato per me smettere di fumare: una volta passato il vizio, non ne senti più il bisogno.

Niente più milionesima tote di stoffa per la spesa, ennesima confezione di shampoo/balsamo/deodorante quando ne ho già 7 nell’armadio, terzo paio di scarpe identico alle altre due che ho dimenticato di avere and so on.

Meno spese, più spazio, più qualità, più soldi a disposizione; vi ho già parlato dei foulard di Hermès, vero? 🙂

 

 

Artificial Photography

30 giorni senza shopping – Day 4

Oggi è il quarto giorno del mio mese senza shopping superfluo, e io sono piuttosto soddisfatta di me stessa!

Martedì ho dovuto comprare un ventaglio, (poca roba, 1€) perché quello che mi accompagnava fedelmente da due anni è spirato durante una sessione intensa di sventagliamento in metropolitana e io soffro mostruosamente il caldo, quindi questa spesa è stata più che necessaria, direi quasi una spesa sanitaria!

Sempre martedì, ho rinunciato a comprare uno stupendissimo borsone vintage di Vuitton ad un prezzo da urlo. Ho provato a farlo rientrare nella categoria “ricevere regali”, ma non c’è stato verso 🙁

Ieri ho scavalcato newsletter piene di sconti e scontissimi, e l’ordine piazzato su Mango non è mio, ma di mio marito (doppio 🙁 🙁 )

Le due confezioni di ammorbidente disinfettante prese ieri alla Stanhome rientrano nella spesa di casa, quindi per consolarmi, mi ammazzerò di bucati profumati e igienizzati.

Stamattina, nel pieno di uno #WhiteGirlDrama, ho rinunciato a comprare le poche mosse di cui avrei avuto bisogno a Candy Crush per superare un livello al quale sono ferma da un pezzo. Mi sono sentita piena di karma, ma non molto karma!

Sì lo so, sembro una povera matta, probabilmente lo sono anche. Aspettatemi al varco dei 15 giorni!

unsplash-logoFabian Blank

30 giorni senza shopping – Day 1

L’altro giorno ho deciso di non fare spese per 30 giorni, cioè per il mese di luglio, il famigerato mese dei saldi.

La decisione non è arrivata perché sia una compulsive shopper (non lo sono, per fortuna), ma per due motivi molto più semplici: ho già tutto quello che mi serve e voglio mettermi alla prova con quello che mia nonna chiamava “un fioretto”.

Mi sono data alcune regole:

1- niente acquisti superflui, ovvero di capi/oggetti/accessori che già possiedo e che possono comunque servire allo scopo (leggi: niente ulteriore top nero o paio di scarpe o borsa).

2- Niente ebook, film, netflix, musica, app, livelli e bonus di candy crush. Film al cinema solo se posso averli gratis con la tessera fedeltà del cinema, ma posso comprare film in Primafila su sky e iTunes store se vuole vederli mio marito (l’abbonamento è a nome mio, e lui porello non c’entra niente 😀 ).

3- Niente prodotti di bellezza, inclusi shampoo e balsamo, a meno che non siano finiti e non abbia dei sostituti in casa, anche se non sono la mia marca/tipo preferiti. UPDATE: niente trattamenti dal parrucchiere e dall’estetista.

4- Posso fare e ricevere regali, posso spendere per serate fuori con mio marito o con gli amici, posso acquistare prodotti e oggetti per il gatto, ma solo se strettamente necessari.

5- Posso comprare cose che mi servono e che non possiedo, e sostituire quelle rotte o perse, a patto che non abbia null’altro che posso usare/indossare allo scopo. Posso comprare prodotti che mi servono in emergenza (pantaloni strappati mentre sono fuori casa, ombrello se piove e ne sono sprovvista ecc.), ma lo stretto necessario.

6- Ovviamente nella limitazione è incluso lo shopping online.

Tecnicamente oggi sarebbe ancora giugno, ma ormai la decisione è presa, quindi comincio da oggi.

Spero di farcela. Ora vado a fare window shopping su yoox, quello non è vietato, no?

E’ facile smettere di fumare se io l’ho fatto

Oggi è un anno che ho smesso di fumare.

E’ stato facile, facilissimo, grazie al libro di Allen Carr “è facile smettere di fumare se sai come farlo”.

Eppure io non volevo smettere di fumare; fumare mi piaceva tantissimo, era una mia caratteristica peculiare, tutti mi ricordano con la sigaretta sempre in bocca. Sì lo so che il fumo fa male, fa venire le rughe, il cancro e fa puzzare. Chissenefrega. Mi piaceva tantissimo.
Poi un giorno una cara amica mi ha detto che aveva smesso di fumare dopo aver letto questo libro. Ero curiosissima, soprattutto volevo capire cosa diamine ci fosse scritto in quel libro che riuscisse a far smettere serenamente la gente di fumare.

Così l’ho comprato, l’ho letto e ho smesso di fumare. Senza traumi, senza problemi, senza ingrassare (a quello c’avevo già pensato prima), ma soprattutto,senza avere più voglia di fumare.

Non ho ancora capito cosa ci sia scritto in quel libro che faccia smettere serenamente la gente di fumare. Però mi ha fatto smettere di fumare.

Tanti auguri a me!

 

 

Patrick Brinksma

E luce fu…nella tua borsa

La donna impegnata a ravanare furiosamente nella borsa non è una bella immagine.

Sta lì con un ginocchio alzato e la schiena curva, i capelli incollati al viso e l’espressione furente, mentre affonda il braccio fino al gomito nella borsa più profonda del mondo. No, non è una bella immagine; soprattutto perché è un cliché umiliante.

Io ho risolto questo problema da tempo e a costo zero, riciclando una lucetta gadget che mi aveva regalato un rappresentante di farmaci.

La tengo appesa alla borsa con un piccolo moschettone, e comprende le altre due cose che tendono a nascondersi nei meandri più impenetrabili della borsa, cioè la chiavetta USB e la tessera del supermercato.

Poi sabato, mentre ero in libreria, ho visto questa.

è una lucetta della Legami in silicone, con aggancio magnetico e due intensità di luce. Costava pochissimo è l’ho comprata, anche se non mi serviva.

Purtroppo si è rivelata un po’ fail, perché il pulsante sembra non funzionare bene e quindi rimane accesa costantemente.

Credo inoltre che non si possa sostituire la batteria, ma questo sarebbe il male minore, visto che sicuramente consuma pochissimo. La mia purtroppo è finita in un cassetto perché non riuscivamo in alcun modo a spegnerla.

Comunque sono sicura che sia solo un caso e che se la compraste la vostra funzionerebbe benissimo.

Ma se non riuscite a trovare queste lucine da borsa, fatevene una da sole.

Vi servirà una torcetta comprata in un qualsiasi negozio cinese, un anello da chiavi se la torcetta ne è sprovvista, e un piccolo moschettone, o un nastro carino per appenderla al manico della borsa.

Super easy ed economicissimo. Perché non provare?

Profumo per lenzuola alla lavanda

Vi auguro fortemente di capitare prima o poi in un albergo che mette nel kit di benvenuto lo spray per lenzuola alla lavanda.

E’ un piccolo comfort che io adoro, e al quale non voglio rinunciare neanche quando sono a casa. Ecco perché voglio spiegarvi come prepararlo.

Ci sono vari modi per profumare le lenzuola, come quello super vintage di aggiungere al bucato dei sacchetti nei quali avrete messo un mazzetto di fiori.

Questa acqua aromatizzata di cui vi parlo può essere usata sia per stirare le lenzuola, sia per profumare le lenzuola e i vostri pigiami prima di andare a dormire.

L’olio essenziale di lavanda è considerato una “nota di cuore”, cioè una fragranza mediamente volatile, e quindi mediamente resistente, che agisce sul cuore e sull’umore, e porta calma e tranquillità.  Come la lavanda ci sono la camomilla, il gelsomino, la rosa, tutti oli che potete utilizzare in aggiunta o in sostituzione di quello che uso io.

La preparazione è assolutamente semplice, vi occorre solo dell’acqua demineralizzata, olio essenziale di lavanda e uno spray da almeno 200ml.

Tutto quello che dovete fare è versare 10 gocce di olio essenziale nell’acqua; se volete un profumo più forte, aggiungete qualche altra goccia.

Spruzzate il profumo sulle lenzuola e, se volete, sulla vostra biancheria appena prima di coricarvi, godetevi il profumo e rilassatevi. Buona notte!

unsplash-logoVero Photoart

Le donne di casa, la casa delle donne

Ogni anno il mio gesto per l’otto marzo è sempre stato quello di effettuare una donazione alla Pangea Onlus, come spiegavo qualche tempo fa qui:

Quest’anno voglio proporre anche un’alternativa legata ad un posto che io amo molto, ovvero la Casa Internazionale delle Donne a Roma.

Non mi soffermo sulle attività che vi si svolgono perché spero vi venga voglia di andare a scoprirle da sole.

Ad ogni modo, vi segnalo che con 10€ potete avere la tessera della Casa, che oltre ad aiutare a sostenere le attività vi permette di ottenere tante interessanti convenzioni.

Perchè come dicono anche loro, la Casa delle donne è un patrimonio di tutte.

Mille auguri a tutte voi.

Nespresso, what else? Ormai t’ho detto tutto!

Per me l’unico caffè degno è quello della moka.

Ma sarei ipocrita se dicessi che il caffè in capsule Nespresso non mi piace: da quando abbiamo messo la macchina al lavoro è un continuo “wrooooom, swiiiiishhhh”  a tutte le ore.

I bicchierini di plastica si accumulano in maniera esponenziale nel mio cestino, e condividendo l’ufficio con 4 caffeinomani come me, è anche un continuo pellegrinaggio al negozio dove vendono ste benedette capsule.

I Nespresso Point (o Corner, o Shop non so come li chiamino) sono dei luoghi assolutamente peculiari, dove secondo me vige una legge del tutto autonoma.

Innanzitutto c’è sempre la fila; non importa che ci siano 8 commessi, la fila c’è perchè fa figo. Anzi, fa fighissimo, perchè la delimitano con il nastro torchon di vellutone tipo VIP area delle discoteche chic di Hollywood.

Poi ci sono i commessi; i commessi vestono divise impeccabili: giacca e cravatta per lui, gonna e blusa oppure tubino bon-ton per lei.

Hanno tutti le mani curate, trucco impeccabile le donne, non un capello fuori posto gli uomini.

Peccato che le divise siano di un marrone improbabilissimo, di quel marrone che quando tua madre te lo faceva mettere da piccolo tu hai capito il valore del nascondere i vestiti di ricambio nello zaino della scuola.

Superata la fila e lo shock per il marrone delle divise, arrivi finalmente davanti al bancone. E anche se sai perfettamente cosa vuoi, ti impappini.

Perchè “Volluto” non ti uscirà mai. MAI. E improvvisamente tutti i colori delle capsule ti sembrano uguali, e tu non ti ricordi come si chiama quella che prendi di solito.

“Vorrei quella rossa.” “Rosso carminio o rosso porpora?”

“Ehm…vabbè, facciamo quella grigia” “Grigia piombo o grigia canna di fucile?”

“No guardi, allora facciamo quella verde” “Verde bosco o verde petrolio?”

A quel punto compri il Ristretto, che è nera e vaffanculo.

Mentre agogni la busta con dentro le tue stramaledette capsule, il commesso comincia con il fuoco di fila delle domande:

“Desidera altro? Ha la tessera? No? Allora può fornirmi il nominativo? Ah, rilevo che ha già acquistato 250 capsule, è il momento di decalcificare il calcare dalla macchina, vuole il kit per decalcificare? Due confezioni di stecchette di zucchero? Come? Di canna, raffinato, dolcificante? I bastoncini per girare li ha?”

A quel punto sei stremato, ed arriva l’ultima fatidica domanda:

Gradisce degustare il caffè?

NOOOOO! M’AVETE FATTO VENIRE LA GASTRITE!

C’HO L’ULCERA PURE ALLE ORECCHIE! FATEMI USCIRE!!!

Ma siccome sembra maleducazione rifiutare un caffè aggratise, rispondi con un timido cenno della testa, e degusti.

Il caffè è drogato. Te ne accorgerai tra 3 giorni, quando ripeterai tutta la trafila dall’inizio.

P.S. ora ho capito perchè nella pubblicità del Nespresso c’è la foto del passaporto di George Clooney.

A breve, impronte digitali e scansione della retina.